Con il microchip si rivoluziona la cellula (parte 1)
Da La Stampa - Tutto Scienze 25 ottobre 2006
TEST MADE IN ITALY: STRAPPI MICROSCOPICI SULLA SUPERFICIE PER INSERIRE I FARMACI O ALTERARE I GENI
COME si fa un buco in una cellula? E prima ancora: perché mai farlo? Alla seconda domanda ci sono migliaia di risposte validissime. Forando la membrana, si consente alla cellula di assorbire, in condizioni controllate, ogni genere di molecole, come ad esempio farmaci, enzimi, anticorpi, porzioni di acidi nucleici o qualunque altra cosa possa servire alla medicina o alla biologia, sia dal punto di vista della ricerca sia della produzione industriale di sostanze. Invece, al quesito del «come» si pratichi il microforo si può rispondere in pochissimi modi.
Semplificando, finora c’erano due tipi di soluzioni. La prima è la microchirurgia; si buca la membrana con l’equivalente di un piccolissimo bisturi, poi una pipetta microscopica provvede a iniettare quel che serve. Ma in pratica questa tecnica si usa solo per la fertilizzazione in vitro; è troppo costosa e complicata per qualunque altro uso. Non va comunque bene se quel che si vuole osservare, per esempio, è la reazione media di migliaia di cellule a una nuova specialità medicinale in via di sperimentazione.
Volendo realizzare pori in grande numero, si ricorre a metodi di permeabilizzazione della membrana che sparano - per così dire - nel mucchio proiettili chimici (fosfato di calcio, lipidi) oppure virali, ma il procedimento considerato più affidabile è la «elettroporesi». In pratica le cellule vengono messe in sospensione in un liquido, nel quale gli sperimentatori inducono una lieve tensione elettrica; sulla superficie delle membrane cellulari, che sono fatte di lipidi e proteine, si depositano delle cariche elettriche e queste provocano dei microscopici strappi, attraverso i quali transitano le sostanze che i ricercatori vogliono fare assorbire alle cellule.
Con questa tecnica è del tutto imprevedibile quali cellule verranno bucate (e con quanti buchi) e quali no; si può verificare che cosa succede in media, ma si perde l’informazione sulla specifica cellula. Come si fa invece a salvare capra e cavoli? Cioè ad agire contemporaneamente su un gran numero di cellule, mariservandosi la facoltà di forarle una per una e di verificare poi come reagiscono individualmente? Finora non si poteva, ma da pochi giorni la Narvalus Srl, un’impresa nata nel Bioindustry Park di Colleretto Giocosa (Ivrea), propone sul mercato un metodo nuovo e debitamente brevettato, l’elettroporazione tramite biochip.